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The Icelandic Hotel-Affittasi Camere -
Qua potete lasciarmi un messaggio. O un saluto. O un insulto. O quello che vi viene in mente.
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June 30 Eros vs. ThanatosJune 27 ConfortoVorrei parlarti,
e visto che non posso farlo dal vivo ti scrivo qui – chissà che un giorno tu non legga davvero.
Vorrei chiederti come stai, e questa volta non sarebbe una domanda di circostanza: sono stufo di avere tue notizie solo dalle voci di paese, che ogni volta mi danno idee peggiori e preoccupanti su di te e ogni volta mi rendono terribilmente inquieto. Vorrei vederti con i miei occhi, perché non riesco ad immaginarti - e vorrei capire cosa sta succedendo.
Che discorso stupido: tutti lo vorrebbero capire, i tuoi medici e i tuoi genitori, che ne hanno molto più diritto di me, ovviamente. Ma io in fondo vorrei solo chiacchierare con te e sapere che in qualche modo ne uscirai, qualsiasi sia il buco in cui sei caduta.
Ultimamente mi è capitato spesso di sognarti: ogni volta ti vedo serena mentre parli distrattamente con qualcuno, e dopo un po' che parliamo mi ricordo di questi pensieri e mi dico : "Ma stai benissimo, che stupido che son stato a preoccuparmi!"... vabbè, direi che non è il caso di scomodare Freud...
Ti ricordi? Una volta eravamo molto amici. Poi un po' i luoghi un po' i tempi ci hanno divisi, e ora mi resta solo il tuo squillino sul telefono, che arriva regolare quasi tutti i giorni, che un po' mi rattristisce e un po' mi conforta, e quando sono più preoccupato non aspetto che sia tu a farlo e ti squillo prima io...
Lo squillo sul cellulare! Roba che non fa più nessuno, ora che c'è feisbuk, ora che nessuno si sente lontano da nessuno per più di un'ora, e tu che ora sei lontana da chiunque è la nostra unica via di comunicazione!
Se fossi religioso, pregherei. Se fossi meno spaventato, ti cercherei. Invece non mi resta che aspettare. Ci rivediamo, un giorno, per strada?
Wrote you this
I hope you got it safe
It's been so long
I don't know what to say
I've travelled 'round
Through deserts on my horse
But jokes aside
I wanna come back home
You know that night
I said i had to go
You said you'd meet me
On the sunny road
It's time, meet me on the sunny road
it's time, meet me on the sunny road
Well, this is it
I'm running out of space
Here is my address
And number just in case.
This time as one
We'll find which way to go
Now come and meet me
On the sunny road
(Emiliana Torrini, "Sunnyroad") June 12 La Fine (I'm Fine)E così, è finita.
Quasi senza accorgermene, sebbene questo momento fosse atteso da tempo. Finita per sempre: mai più lezioni. Mai più scuola. Mai più compagni. E come dopo un buon film, resto seduto in sala alla fine della proiezione, fino a quando alla fine dei titoli di coda tutti si sono alzati e non c'è più dubbio: è finita davvero.
Ok, ci sono ancora gli esami, e la tesi e tutto il resto, ma l'università di cui io ho vissuto negli ultimi sei brevissimi anni non è sicuramente centrata intorno a quello.
(...e un tavolo dell'aula studio, e un banco in fondo a destra, e pranzo in aula tutor, e un film il mercoledì sera...)
E come immaginavo, non sento nessun senso di liberazione o di traguardo raggiunto (in effetti ho anche un paio di cosette da fare - tipo tre esami e una tesi), al contrario mi sembra di aver perso qualcosa, di essermi staccato non volente da un utero in cui stavo benissimo e nel cui amnios sguazzavo sempre più a mio agio. Sì, oso dirlo: sono triste, sento l'aria spostata dalle porte che si stanno chiudendo. E' finita davvero.
June 11 Parole che fanno beneParlo per me, per il mio paese per quella parte che tace e non dice che gli soffoca in gola uno strillo per lo sgomento di uno spettacolo indegno per cui paga e non lo ha scelto
di chi segue il bastone del pastore o l’etichetta dov’è scritto il proprio nome
E se costruire il futuro è inginocchiarsi ed accendere un cero
complimenti, complimenti davvero
pascoliamo, pascoliamo e pure in un campo a caso e che sia vicino a casa
perchè migriamo soltanto dal divano al davanzale prigionieri
con il il terrore di essere liberati , di essere liberi
Caro mercato, ti vedo costretto ad offrirci ogni giorno
ciò che non ti e’ richiesto per il tuo bisogno, per il tuo commercio
la merce marcisce nei supermercati davanti a intestini accorciati di uomini obesi annoiati ossessionati dalla forma ossessionati dalla norma
non ci siamo, non ci siamo...
Allora una parola lanciata nel mare
con un motivo ed un salvagente
che semplicemente fa il suo dovere,
una parola che non affonda
che magari genera un’onda
che increspa il piattume e lava il letame
Parole che fanno bene,
parole che fanno bene,
parole che fanno bene
(Niccolò Fabi, "Parole che fanno bene" 2009) June 04 sometimesQualche volta si chiudono delle stanze, per un po' di tempo. In effetti, avrei anche potuto avvisare. May 02 CondivisibileForse qualcuno ricorderà i Chumbawamba per "Thubtumping", la loro smash-hit del '97 (o giù di lì).
Forse in pochi, invece, sanno che il gruppo esisteva molto prima di allora e esiste tuttora.
Forse qualcuno sa che dietro al nome del gruppo si succedono musicisti via via diversi, idea curiosa per creare una band autorigenerantesi - e in teoria eterna, ma questo l'ho aggiunto io.
Forse in una manciata di persone sanno che sti pazzerelloni sono usciti con un nuovo album, stavolta di canzoni folk-acustiche, ma sempre caustiche, impietose e taglienti, talvolta purtroppo trascendendo anche la musica stessa in funzione del messaggio - che è una cosa ingiustificabile, ma anche questo l'ho aggiunto io.
Ma c'è una cosa davvero fantastica, che è il titolo del loro album, per comodità abbreviato "The boybands have won", ma che riporto per intero qualche riga più sotto, perchè dicono qualcosa su cui sono molto d'accordo.
C'è una formula sempre più usata e sempre più vincente, che è quella delle cover-bands, boy-bands, e talent show in cui il talent sembra sempre più quello di scimmiottare qualcun altro. Insomma, più ricordi l'originale, più sei "il nuovo vasco rossi" o "proprio uguale ai nomadi" e più avrai pubblico a josa, e con un una bella faccia e un po' di fortuna anche un contrattino e videoclip uguali-uguali a quelli di Beyoncè.
Troppa paura di osare? Voglia di successo facile? O mancanza di idee? ma questo non l'ho detto io...
The boy bands have won, and all the copyists and the tribute bands and the TV talent show producers have won, if we allow our culture to be shaped by mimicry, whether from lack of ideas or from exaggerated respect. You should never try to freeze culture. What you can do is recycle that culture. Take your older brother’s hand-me-down jacket and re-style it, re-fashion it to the point where it becomes your own. But don’t just regurgitate creative history, or hold art and music and literature as fixed, untouchable and kept under glass. The people who try to ‘guard’ any particular form of music are, like the copyists and manufactured bands, doing it the worst disservice, because the only thing that you can do to music that will damage it is not change it, not make it your own.
Because then it dies, then it’s over, then it’s done, and the boy bands have won. April 18 InvisibileCon l'arrivo della primavera, girare per le strade intasate di Brescia in bicicletta è un vero piacere.
Forse non tutti lo sanno, ma viaggiando in bici si guadagna un sacco di tempo (le filo non ci sono mai quando servono), si risparmia qualche soldo, si apprezza l'aria frizzante della mattina, e soprattutto si diventa invisibili.
Sì, invisibile: pare infatti che ad ogni stop, ad ogni attraversamento pedonale, ma pure lungo tutti i rettilinei della ridente cittadina lombarda, la mia eco-friendly mountain bike mi conferisca questo inaspettato superpotere, per cui qualsiasi automobilista si sente autorizzato non solo a non darmi la precedenza quando son fermo, ma pure a partire a tutta velocità mentre attraverso la strada, causandomi extrasistoli, blocchi di conduzione e tachicardie riflesse. Insomma, un bel ripasso di cardiologia ogni mattina!
La cosa interessante è che questo superpotere è non si esplica soltanto nei confronti degli automobilisti: pare infatti che anche i pedoni non notino la mia presenza in strada, e si sentano così tranquilli nel loro passeggiare all'interno della pista ciclabile, sempre uno accanto all'altro in gruppi di almeno cinque, come una boyband insomma, e quando dal nulla sentono il trillo del mio campanello trasalgono spostandosi convulsivamente alcuni a destra, altri a sinistra, con il risultato di occludere la già stretta pista ciclabile, come delle piastrine che in un flusso turbolento causano la formazione di un trombo in un vaso. Ecco, un utilissimo ripasso di Fisiopatologia mentre mi avvicino all'università!
Ma l'aspetto davvero più sorprendente, quello che mi ha fatto capire senza ogni dubbio che sì, la mia bicicletta mi rende invisibile, è che pure gli altri ciclisti non mi vedono! Biruote che si fermano improvvisamente lungo la strada per svoltare, non-più-giovanotte in sella alla Graziella che mi vengono incontro in direzione ostinata e contraria, come degli autoanticorpi che il mio stesso corpo produce ed attaca i tessuti suoi simili provocando reazioni autoimmuni catastrofiche. Wow, pure un inspettato ripasso di Immunologia appena prima di arrivare in reparto!
Insomma, non c'è dubbio: se mi laureo in tempo il merito è soprattutto delle esperienze paranormali che il tragitto in bici mi offre ogni giorno, mentre piacevolmente mi godo i cantieri della metro che abbelliscono le mattinate primaverili Bresciane.
April 07 La prossima volta L'Abruzzo: una di quelle regioni di cui non si sente parlare molto spesso. Una di quelle regioni che ti mettono in imbarazzo se ti capita una domanda di Geografia al Trivial Pursuit. Ma credo che in questi giorni tutti ne sappiano qualcosa.
Della tragedia consumatasi l'altroieri si è già detto tanto, e su tutto mi resta impresso il crollo dalla "Casa della studente", dove tanti ragazzi che potrei essere io hanno avuto la sfortuna di essere al postio sbagliato al momento sbagliato. Da allora mi gira in testa una canzone, che io ho sempre letto come un elegia, forse fraintentendo qualcosa, ma non è rilevante: questo è il mio pensiero, la mia tristezza in musica. Then came question and it was about time
The answer came back and it was long The house it was built by so men in rhyme But whatever came of his talented son Who wrote me a dialogue set a tune
Always you told me of being alone Except for the stories about God and you And do you still live there, in Bufallo They put up the walls, no more to say
Nobody stopped to ask why it was done The stream was too far and the rains to high So into the city the river did run Because of the architect the buildings fell down Smothered and drowned all the seeds that you sowed I wish I was somewhere but not in this town Maybe the ocean next time around I seem to remember the face and the name
But if it's not you I don't care I know of changes, but nothing would change you To Theo the sailor who sings in his lair Then I'll turn and he won't be there,
Dusky black windows to light the dark stair Candles will nod in the musty air Oh, with the flames for as many as the years ("Next Time Around", Emiliana Torrini) April 05 OscenitàTutti hanno un conoscente famoso di cui potersi bullare con gli amici, e io non faccio certo eccezione. Lo schermidore Andrea Cassarà e io frequentavamo la stessa classe al Liceo, nel quale suo padre era da tempo immemore il temutissimo prof. di Chimica e Biologia. Nominate quel cognome a chiunque abbia frequentato il piccolo liceo di Iseo negli ultimi 20 anni, e sentirete parlare di incompetenza, di ottusità, di ingiustizia, di ignoranza, di un professore scandalosamente incapace inchiodato alla sua cattedra… insomma, il prof. C. era entrato negli annali del liceo come emblema della “malascuola”. Suo figlio, dicevo. Andrea non era particolarmente benvoluto, in parte per causa dell’astio diffuso verso il padre, in parte perché a causa degli allenamenti era costretto a saltare molte lezioni e relative interrogazioni-verifiche, ma tutto sommato non spiccava per simpatia. Qualche amico e qualche antipatia, nulla di particolare – considerando il seme da cui era nato, era anche tanto. Verso la fine delle superiori, nel 2002 inizia la carriera agonistica come schermidore, con risultati via via sempre più eclatanti, fino all’oro vinto nelle olimpiadi di Atene del 2004 (fioretto a squadre). E lì ho dovuto riconoscere il suo valore: cazzo, un oro alle olimpiadi! Mica un 30L in anatomia, qua si parla di eccellenza vera! Mi resta un ragazzo un po’ antipatico, ma onore al merito. Poi ovviamente parte la stucchevole carovana dei compagni di classe che non l’hanno mai sopportato ora diventati suoi supporters, la festa di bentornato al suo paese, le interviste al genitore giustamente orgoglioso, eccetera eccetera. E ho la vaga sensazione che suo padre ce l’abbia fatta: non solo ha dato i natali ad un campione, ma si è pure risparmiato la fama di peggior professore di Chimica grazie alle vittorie del figlio! Ma comunque, onore al merito. La carriera di Cassarà Jr continua tra alti e bassi, ma sempre a livello internazionale, bissando l’esperienza olimpiade all’ultimo minuto (a Pechino sostituisce Baldini, squalificato per doping). Ma tutto sommato la sua faccia non si è fatta troppo notare sulla carta stampata degli ultimi tempi. Finchè, l’altroieri, il suo nome ritorna agli onori della cronaca, per faccende tutt’altro che sportive: Andrea Cassarà sarà processato per atti osceni in luogo pubblico; stando all’accusa, due estati fa si è masturbato davanti ad una donna fermata con il pretesto di chiedere informazioni. Ora si scatenano i festeggiamenti inversi: gli ex alunni del padre si stan facendo delle grosse risate; gli ex-compagni poi diventati supporters probabilmente ritorneranno all’iniziale condizione di detrattori; il padre (la cui fama di professore incompetente è ormai del tutto priva di interesse) in preda all’imbarazzo. La carriera indelebilmente segnata. A me è salita una grande tristezza. Non ho mai finto simpatie inesistenti nei suoi confronti, ma questo è un modo infimo per chiudere una storia. Una storia fatta di pressioni, di una persona talmente inadeguata dietro alla cattedra che non posso immaginare migliore dietro al tavolo da pranzo, ma anche di vittorie storiche, al di là delle simpatie personali. Come si può cadere tanto in basso? Bha, spero si scopra che nulla di tutto questo è vero, e che io sia solo ancora un po' arrabbiato con un prof...
March 22 Mi oppongo!La scorsa settimana ho ricevuto dall'ufficio anagrafe del mio comune (Provaglio d'Iseo) un invito alquanto strano, quasi una sorta di istigazione alla rivolta verso l'istituzione stessa.
Forse un modo per manifestare la propria contrarietà alla continua diminuzione della privacy?
Forse una silenziosa rivoluzione che parte dal non riconoscimento della carta d'identità, primo strumento per classificare gli individui?
Forse un'espressione del malumore verso chi ogni cinque anni vuole controllare che i nostri connotati non abbiano ancora nulla di particolare?
Ok, Mr. Ufficio Dell'Anagrafe, mi hai convinto: oppongo il timbro!
March 08 Latino-scandinavo Quest'estate, mentre (per chi ancora non lo sapesse
Ad un certo punto, lei mi chiede un po' incredula se era vero che in Italia abbiam l'abitudine di studiare una lingua che non parla più nessuno, il latino. Io, subito colpito nell'orgoglio italiano, rispondo di sì, ma quando mi chiede "a cosa serve" spendere buona parte delle nostre giornate liceali ad impararla, sono colto un po' alla sprovvista, e nel mio inglese imperfetto biascico qualcosa sul fatto di poter leggere i classici latini senza il filtro delle traduzioni (che è poi quello che apprezzavo del latino), salvo poi virare verso il classico "serve a ragionare" (che è poi una cosa che non mi ha mai convinto più di tanto), lasciando la finlandese piuttosto perpressa e con un espressione che chiaramente significava "se avessi speso meno tempo inutilmente e un po' di più a studiare l'inglese ora capirei che cosa trovi di tanto interessante in una lingua morta". Ora, un po' di mesi dopo l'imbarazzante episodio, leggo sul blog di una persona molto più ferrata di me sull'argomento un post eccezionale con una serie di risposte decisamente più convincenti. O almeno più ad effetto, semmai mi dovesse ricapitare d'incontrare una bionda nordica interessata alle follie italiane. February 28 playA volte la voce è così spiegata, così libera che mi sorprende; a vole le dita sono così calde, così precise che lasciano stupefatto!
Sometimes, sometimes: è sempre così inaspettato e imprevedibile il momento meraviglioso in cui l'armonia è perfetta, e sono libero dai palchi e dalle aspettative, eppure supero me stesso e i grandissimi, e volo più in alto del vento e come l'oggetto che scompare quando chiudi gli occhi così nessuno saprà mai della mia eccellenza, perchè preziosa e timida si dischiude splendida solo nel completo silenzio.
your arms a sweet sweet sweet embrace
E allora non resta che cavalcare il momento, senza opporre resistenza lasciarmi andare per non perdere velocità, abbandonare tutto il resto - senz'altro secondario, perchè per quanto ci possa provare, passato il momento non riuscirò più a ritrovare questo stato.
this state of emergency
how beautiful to be Gioia elementare, nè fisica nè mentale, o forse entrambi, alta velocità - estasi. February 20 Per l'appunto Cvd, ho tradito (in parte) il mio proposito di astenermi dal Santo Maltrattatore della musica italiana (San Remo ovviamente), e ieri ho ascoltato alcune "nuove proposte" ocomecavolovengonochiamateoggi. E, cvd, ho trovato qualche nome interessante da appuntarmi.
Il primo nome è Arisa (ma quand'è che la smetteranno di trovare nomi d'arte che terminano in "-isa"? dopo Elisa, Lisa, Arisa, mi aspetto Luisa, Marisa, Isa, è L'Isa, etc etc..)... la canzone ha un testo talmente banale e prevedibile... da piacermi
Il mio entusiasmo è invece tutto per Malika Ayane. Ho conosciuto questa cantante poche settimane fa, ascoltando la sua collaborazione con Pacifico nel suo ultimo disco "Dentro ogni casa" (tra l'altro, anche lui fa parte di quel gruppo di artisti italiani che ho conosciuto grazie al festivàl), ma ingenuamente pensavo si trattasse di una qualche navigata interprete straniera ingaggiata da Pacifico per dare richiamo al suo album. Invece si tratta di una nuova scoperta di Caterina Caselli, la quale ha sempre un orecchio scova-talenti e un occhio aperto sul mercato - e infatti scopro essere suo "Feeling better", uno dei tormentoni dell'estate scorsa, che in quanto tale non avevo degnato di un ascolto attento, ma che magari all'interno dell'album riascolterò meglio. Poi ha catato numerose colonne sonore di pubblicità, più o meno note ma tutte di gran classe. Voce profonda, un timbro quasi maschile, uno stile piuttosto originale tra soul e leggere influenze elettroniche... mi piace!
Malika Ayane, "soul weaver" live
February 16 Luca era gay? È giunto il momento di fare outing: ebbene sì, io di solito guardo il Festival di Sanremo. Non che non trovi irritanti molte cose (lo show anacronistico, il buonismo imperante, i cantanti-redivivi-da-Sanremo con le loro pessime-canzoni-da-Sanremo), ma nonostante tutto ciò ogni anno passano almeno un paio di pezzi interessanti, e tutto quello che considero il meglio della musica italiana (penso a Niccolò Fabi, Max Gazzé, Marina Rei, Elisa di qualche tempo fa, i Tiromancino di qualche tempo fa, e tanti altri) li ho scoperti proprio in quelle noiosissime serate.
Bene, confessato il fattaccio, devo dire che invece stasera credo proprio che non accenderò la tv (anzi la radio, visto che di solito preferisco seguire la Gialappa's su Radio Rai), un po' perchè devo studiare, un po' perchè la storia della canzone omofobica di quell'odioso finto-buonista di Povia mi ha fracassato i maroni, e se scopro che davvero al festival hanno ammesso una canzone del genere vado a letto con le balle girate - ma anche se scopro il contrario, ossia che la canzone è omo"filica" e Povia ha marciato sopra all'equivoco per guadagnare visibilità. Comunque, ho pensato che l'anno prossimo mi presento anch'io a Sanremo, e visto che lì vige la più assoluta libertà di espressione proporrò dei pezzi che, cavalcando questa grande onda di anarchia, porteranno sull'Ariston dei nomi prestigiosi per la serata dei duetti. Queste le proposte:
"Michael era bianco", storia di un afroamericano che si credeva nero, ma in realtà non si lavava da tempo in duetto con Michael Jackson
"Auschwitz era un parco giochi", storia di un grandissimo malinteso durato più di mezzo secolo in duetto con il Coro dei vescovi Lefevriani - ma delle voci suggeriscono guest-star PapaRatzy
"Silvio era povero", storia di un self-made man con la passione per le bandane bianche e le battute fuori luogo in duetto con Mariano Apicella
"L'Italia era un paese moderno", storia di un posto dove migliaia di persone vivono con difficoltà la loro diversità, poi arriva un pirla qualunque e la Rai lo manda in prima serata a cantare boiate in duetto con ... da definirsi, purtroppo fin'ora nessuno ha creduto a questa storia...
February 15 Laura P. - Cento mazzate sulle b prima di andare dal dentista Andare dal dentista è storicamente una delle esperienze meno piacevoli che siano concesse a noi esseri umani, e lo è ancor più se vi si giunge dopo essere passati sotto le mani di svariati professionisti ora incauti, ora non aggiornati o scandalosamente esosi. Ma quando qualche settimana fa mi recavo dalla mia nuova scommessa sul portafogli, non immaginavo che l'attesa sarebbe stata peggiore dell'esecuzione in sè: in sala d'attesa, infatti, passava in repeat il nuovo disco di Laura Pausini.
Intendiamoci: a me la Pausini non va proprio a genio, ma visto che non avevo scelta (e che l'attesa sarebbe durata per più di un'ora), mi son messo all'ascolto di "Primavera in Anticipo" cercando di ignorare al mio - peraltro sviluppatissimo - lato snob. E, dopo aver ascoltato tutte le canzoni di tutto l'album per ben due volte (di cui una canzone è presente in due versioni, percui l'ho ascoltata quattro volte), posso dire che c'è qualcosa che non va se questa è l'unica cantante italiana che vende vagonate di dischi nel mondo. Innanzitutto, o Laura ha una vita sentimentale degna di una soap, oppure è una gran bugiarda. Perchè non è possibile che nella prima canzone urli il suo amore per chicchessia, nella seconda schiamazzi per il dolore di doverlo lasciare, nella terza sia straziata per il suo abbandoni, nella quarta si senta di nuovo innamorata e così via. Laura, lo sai che si può cantare anche di altri argomenti che non siano i sentimenti più estremi e struggenti del tuo corazon? Secondo me non lo sai. Bhè se passi di qua, magari ti arrabbi un po' per come ti descrivo però la volta prossima fai un disco un po' più vario. E son d'accordo che la maggior parte delle canzoni pop girano intorno a quell'argomento, ma perlamiseria, persino la Tatangelo riesce a spaziare più di te! L'altra cosa che ho capito in quell'oraemezza di miele, è che l'amore è un sentimento da urlare. Non importa in che forma arrivi: gioia, delusione, ricordo o attesa, comunque ti stia avvicinando al rosso cuore bisogna gridarlo a voce spiegata (forse per avvisare chi sta nelle vicinanze che l'hai visto prima tu e dunque è tuo di diritto). E io mi chiedo perchè. Laura, tu hai una voce potente, lo abbiamo capito tutti, ma proprio tutti: ora puoi smetterla di urlare. No, è impossibile. Quando arriva il ritornello ti immagino che fai mezzo passo indietro dal microfono, prendi fiato e con un'espressione d'amore concentrato mandi fuori un tornado di voce dritto al microfono che, a questo punto, sarebbe anche superlfluo. Una notte di un paio di estati fa, in un autogrill, c'era al bancone una ragazza molto galvanizzata dall'aver scoperto che pure il gaio barista era un fan di Laura, e dopo aver messo in streaming il disco in cui Lau P. riabusava delle canzoni più abusate della musica italiana, commenta: "Mi piace per come le interpreta, le canzoni!" Alchè avrei voluto darle il mio Camogli in testa, perchè se c'era una cosa davvero irritante è come pretendesse di poter prendere un Battisti o un Bersani qualsiasi e urlarlo monotono in 4 milioni di copie, senza ricordarsi degli altri 9.999 registri stilistici che sicuramente ben conosce ma preferisce non utilizzare. Però questo è quello che piace, e con cifre da capogiro. Piace urlare, piace sovrastare la lievità, piace dimenticare tutte le infinite gradazioni di grigio, piace estremizzare (come forse sto facendo anch'io adesso?), piace prendere le canzoni già storpiate da milioni di chitarre di oratorio e farle proprie con la forza della potenza. Oh, grazie al cielo il dentista mi chiama.
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